Che differenza c’è tra giusta causa e giustificato motivo?

La giusta causa identifica un comportamento talmente grave da inficiare il vincolo fiduciario tra datore di lavoro e dipendente e giustificare l’immediata interruzione del rapporto di lavoro per l’impossibilità di proseguirlo anche solo limitatamente al periodo di preavviso. Ad esempio alcuni casi di “giusta causa” sono il continuo e ingiustificato rifiuto da parte del lavoratore a svolgere le sue mansioni, il rubare o danneggiare le attrezzature lavorative, il violare gli obblighi di diligenza e obbedienza stabiliti dall’articolo 2104 del Codice Civile. Il giustificato motivo, invece, può essere soggettivo od oggettivo. Il primo consiste in un inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore, ma meno grave rispetto a quello della giusta causa (esempio quando il lavoratore abbandona il posto di lavoro senza giustificazioni, oppure viola più volte e in modo ripetuto il codice disciplinare aziendale). Il giustificato motivo oggettivo (o licenziamento per motivi economici), invece, si può verificare nel caso in cui vengano attuati dei cambiamenti degli assetti produttivi aziendali (ad esempio se l’azienda chiude o se viene eliminata la mansione ricoperta dal lavoratore). La differenza sostanziale tra giusta causa e giustificato motivo spiega i suoi effetti sull'obbligo di preavviso, dovuto solo per il secondo caso.
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