E' possibile la dimissione con giusta causa nel caso in cui il datore di lavoro imponga una diminuzione del 25% dello stipendio per improvvisa emergenza finanziaria aziendale?

[Domanda di Christian, 27/07/2012] Salve, sono un impiegato di primo livello in una azienda privata con meno di 15 dipendenti. Ho un contratto a tempo indeterminato del settore commercio. Lo scorso mese, con una settimana di preavviso, il titolare ci ha comunicato (a tutti i dipendenti) che la nostra busta paga sarebbe diminuita per tutti del 25% per improvvisa emergenza finanziaria aziendale. Noi dipendenti non abbiamo firmato nulla per questa riduzione dello stipendio (che è una vera e propria riduzione, decisa unilateralmente, e non un acconto sullo stipendio). Vorrei sapere se sussiste la condizione per dimissione con giusta causa e in tronco, in modo da poter usufruire del sussidio di disoccupazione. Grazie per la risposta, cordiali saluti.

Risposta: La questione è piuttosto complessa e difficile da illustrare in poche righe. Mi limito pertanto a ad evidenziarle che i principi cardini sui quali si fonda la legge 20/5/1970 n. 300 (Statuto dei Lavoratori) sono la stabilità delle mansioni, il divieto di mutamento delle stesse ad opera del datore di lavoro (c.d. limitazione dello jus variandi) e l’irriducibilità della retribuzione. In particolare, l’art.13 della legge 300/70, renovellando l’art. 2103 c.c. ,così statuisce "Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione."
La norma, al secondo comma, afferma che "Ogni patto contrario è nulla.
Ritengo pertanto che la decisione del suo datore di lavoro di ridurre unilateralmente la retribuzione presenti indubbi profili di legittimità, a meno che non si tratti di elementi della retribuzione che rientrano nella sua disponibilità, quali ad esempio il superminimo, ma in tal caso sarà comunque necessario il consenso del lavoratore. Come anticipato, la questione è complessa, per cui consiglio e lei ed ai suoi colleghi di rivolgersi preliminarmente ad un sindacato.
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