Cosa succede se nella lettera di licenziamento per giustificato motivo non si specifica la motivazione?

[Domanda di Massimiliano, 18/03/2014] Gentilissimo avvocato, ho un’officina meccanica con due dipendenti. Uno è stato licenziato a settembre (dopo un anno di lavoro a tempo pieno e altri e sei mesi a part-time) perché la mattina si presentava ancora sbronzo per tutto quello che combinava la sera fuori dall'orario di lavoro. Naturalmente provocava difficoltà sul lavoro. Purtroppo nella lettera di licenziamento non abbiamo specificato la motivazione, pensando che specificando il suo modo di vivere, questo l'avrebbe aggravato in un futuro lavoro. Oggi mi trovo a dovergli pagare oltre al TRF anche altri e ottomila euro per ingiustificato motivo mancato nella lettera. La mia domanda è: devo accogliere la sua richiesta? C'è qualche possibilità di opporci oppure andremmo a peggiorare le cose? È possibile che solo il lavoratore venga tutelato e noi datori non siamo tutelati da nessuna legge? Mi dia speranza che si possa fare qualcosa. La ringrazio, distinti saluti.

Risposta: Purtroppo la contestazione dell'illecito disciplinare, a maggior ragione nel caso in cui comporti un provvedimento così drastico quale il licenziamento, deve essere precisa e circostanziata. Capisco la vostra buona fede, ma non vedo altre soluzioni a meno che nell'intimazione di licenziamento non siano stati dedotti motivi economici e che siate in grado di darne prova. Consiglio sempre, soprattutto per le piccole imprese, di avvalersi dell'ausilio di un professionista qualora si intenda procedere al licenziamento di un dipendente ed in ogni caso muovere ogni contestazione sempre per iscritto.
Stampa Pagina Invia Email